sabato 6 marzo 2010

Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano



Mercoledì Claudia si laurea.
Deve consegnare la tesi entro lunedì a mezzogiorno. Se non lo facesse, oppure, per dire, se si recasse in Università, con la tesi in mano, ma perdesse tempo alla macchienetta del caffè...se, quando arrivasse all’ufficio preposto, lo trovasse chiuso…la sua laurea andrebbe a farsi benedire! «Sarà per la prossima sessione» le risponderebbe l’impiegata.
Eppure - voglio dire - Claudia ha tutto il diritto di laurearsi, avendo finito di scrivere la tesi!!! «Non vogliono farmi laureare!» potrebbe gridare inferocita in tutti gli atri di tutte le facoltà dell’Universo Mondo, «mi ipediscono di esercitare un mio sacrosanto diritto» potrebbe sbraitare in faccia al rettore…
La realtà, tuttavia, sarebbe ben diversa. Nessuno infatti le ha impedito alcunché, nessuno ha costruito barricate davanti all’ingresso della Facoltà, nessuno le ha legato le mani impedendole di fare il suo lavoro. Claudia è stata soltanto un po’ negligente ed è giusto che ne paghi le conseguenze.

Il perchè delle regole
Semplicemente, io credo, quando si tratta di gestire qualcosa, qualsiasi cosa, si pongono dei termini e delle regole. Non soltanto per dare pari opportunità di usufruire di un servizio o di una possibilità a tutti, ma anche per una necessità gestionale. Immaginiamo cosa succederebbe se non esistessero dei termini per la presentazione delle liste elettorali. Ogni partito o lista civica andrebbe a consegare la propria candidatura quando gli è più comodo. A quel punto le prefetture sarebbero costrette a modificare l’elenco dei candidati quotidianamente e a modificare di ora in ora la ripartizione degli spazi elettorali. E non parliamo dei Tg! Da un’edizione all’altra immagino Minzolini o Mimun che si affannano per aggiornare la lista dei candidati in modo da garantire un’informazione il più possibile aggiornata e corretta ai telespettatori (!). Ovviamente è uno scenario impossibile da gestire. Per questo si fissano delle scadenze “perentorie”.

Non era impossibile essere onesti
Nessuno ha ostacolato il Pdl romano nel presentare le proprie liste. Soltanto, il partito non ha rispettato i termini. Gli altri partiti, dal Pd che ha vasto consenso, alla Lista civica di Grillo, che ha sicuramente meno possibiltà, alla Lista Polverini che è nata solo da qualche mese, hanno lavorato sodo e si sono impeganti affinché riuscissero a presentare le liste in tempo. Il Pdl no ed è (era) rimasto fuori dal gioco. È di certo colpa del Pdl, però, e di nessun altro.
Questo è esattemente quello che il Rettore risponderebbe a Claudia, se lei presentasse la tesi alle 12:30 di lunedì, anziché alle 12:00 come da regolamento. Questo, tuttavia, non è quello che Napolitano ha risposto a Berlusconi ieri sera dinanzi al decreto legge fascistissimo.

Il Feudo Lombardo
E poi c’è la questione delle firme, o meglio, delle firme non autenticate secondo la procedura di leggein Lombardia. Ora, nessuno pensa che Formigoni non sia in grado di raccogliere le 500 firme “incriminate” e di autenticarle secondo quanto stabilito dai regolamenti. Proprio perché governa la Lombardia da ben 15 anni di seguito, il Formicone dispone del consenso necessario a presentare la propria candidatura (la questione se sia democratico o no governare il proprio feudo per ben 20 anni è altro problema). Il punto però è un altro.

Uguale per tu...
Ovviamente la legge non può andare “a naso”; non può dire «Ma sì, va bene così, tanto è palese che tu hai il consenso necessario». Chiaramente uno stato di diritto esige che ci sia un mezzo, uguale per tutti, che possa dimostrare la popolarità della candidatura di un partito. Lo strumento utilizzato è quello delle firme, che devono essere vere, e che perciò vengono riconosciute come valide da un funzionartio di stato. Tutto qui. E’ una norma che permette a qualsiasi partito, anche al più piccolo, di dimostrare di essere sostenuto da un numero considerevole di elettori e quindi di essere eleggibile. E’ per questo che tutti i partiti devono rispettarla.

Lei non sa chi sono io...
E’ palese dunque che nessuno abbia tentato di impedire né al Pdl romano, né al presidente Formichina di candidarsi e di essere eletti. Semplicememente questi due partiti, non rispettando le norme procedurali (che avrebbero potuto adempiere con più facilità di qualsiasi altro partito) dimostrano proprio il contrario. Si potrebbe quasi dire che essi stessi non abbiano voluto candidarsi. Evidentemente, la questione non gli stava troppo a cuore. Evidentemente, la sicurezza di una maggioranza parlamentare e del possesso di un feudo da oltre 15 anni hanno fatto sentire lorsignori fin troppo sicuri di se stessi: hanno creduto che il sostegno elettorale che credono di avere li ponesse al di sopra delle regole e delle leggi, hanno creduto di governare in un regime di assolutismo democratico, mentre l’Italia, almeno sulla Carta, era ancora un democrazia liberale. Fino alle 19:30 di ieri sera, quando ha smesso di esserlo.

DL ad listam
Tuttavia, il grido “Al lupo al lupo” ha dato i suoi frutti. Con una vera e propria forzatura il decreto legge approvato ieri sera ha praticamente detto al Tar, che in queste ore sta valutando se riammettere o no il Pdl a Roma e la lista Formigoni in Lombardia: «Senti un po’, la legge che devi applicare non vuol dire che bisogna presentare le liste entro l’ora x del giorno y, ma che entro quei termini devi essere dentro il palazzo della prefettura con dei fogli in mano. Questo basta per diventare eleggibile». Ah! Dimenticavo! Questo però vale solo in Lazio e Lombardia!

Fine della Democrazia
Ieri, 5 marzo 2010 è stato il giorno della Svolta. La democrazia è finita e questa volta non si tratta delle grida di una piazza qualunquista o della sinistra comunista. Ieri la maggioranza di governo ha dimostrato di non conoscere limiti alla propria volontà, ha dimostrato di essere pronta ad agire in qualsiasi modo, con qualsiasi mezzo, pur di aggirare le leggi e dichiararsi al di sopra di tutti noi comuni cittadini. Ieri è stata compiuta la più grossa violazione che questo Paese, pur duramente messo alla prova negli anni, abbia mai subito da quando esiste in forma democratica.


Dittatura moderna
Molti hanno evidenziato le analogie con il 1925, quando Mussolini, riconoscendosi pubblicamente come mandante dell’omicidio Matteotti, ha dimostrato di poter compiere qualsiasi azione e di rimanere indisturbato al timone dello Stato. Ieri, chiaramente, nessuno è stato ucciso, eppure, la Carta Costituzionale più ammirata al mondo ha cessato di essere la legge fondamentale dello Stato, è stata scavalcata senza alcun ritegno e con il bene placito del suo “guardiano”, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Forse non è un caso che sul web molti hanno trovato una seconda analogia con Vittorio Emanuele III.
Anche lui, al momento decisivo, per timore di eventi peggiori o per vigliaccheria, ha piegato supino lo Stato al volere di un povero, piccolo e pietoso dittatore moderno. .

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