mercoledì 10 marzo 2010

Il Gruppo "Bernabèrg" pianifica il Telecontrollo 2.0
Internet deve diventare come la TV


Il quotidiano La Stampa di Martedì 9 Marzo 2010, al fondo di pagina 28 (!), riassume una recente discussione sul futuro delle Telecomunicazioni in Italia in occasione della presentazione del libro "Rete Italia" di Corrado Calabrò, presidente dell'Agcom.

Nulla di grave. Dice solo che Telecom investirà sulla Banda Larga solo se Internet diventerà come la TV.
Ad appoggiare l'idea ovviamente non potevano non esserci i principali gestori delle TV e Telecomunicazioni in Italia:
Fedele Confalonieri (Mediaset)
Tom Mockridge (Sky)
Paolo Galimberti (Rai)
Franco Bernabè (Telecom Italia)


Quattro personaggi rappresentanti delle 4 aziende (di cui una, la Rai, detta "Pubblica") che possiedono insieme la quasi totalità dell'informazione in Italia decidono cosa farne di Internet.
Sono un pò il gruppo Bilderberg dell'informazione italiana.
Il "Gruppo Bernabèrg".

Buona parte dell'Italia è interessata dal problema del digital divide. La copertura del territorio italiano con accessi a Internet a velocità superiori a 1 megabit/sec. è ben al di sotto della media europea.

Il Gruppo "Bernabèrg", a nome di non si sa chi, porta avanti l'idea che investire su Internet in Italia debba essere possibile solo se a beneficiarne prima di tutto saranno gli attuali gestori della TV.
Il 20% degli internauti che scaricano la posta a 56 KB/s sono un problema secondario.

Le basi ci sono già.
Sky insieme con Fastweb propone un pacchetto Tv via Web.
Mediaset lancia il suo contenitore web in cui rende visibili alcuni contenuti TV. In contemporanea manda avanti una causa legale da 500 milioni di euro contro YouTube per violazione del copyright. E ne approfittano per provare ad oscurare qualche video scomodo.
La Rai da qualche anno ha lanciato la sua TV digitale (Rai.tv), senza perdere l'occasione di andare contro tendenza.
Mentre l'universo del web libero si prepara alla rivoluzione multimediale dell'HTML 5 l'azienda Radiotelevisiva di Stato ha investito per sviluppare una pachidermica piattaforma che utilizza Silverlight, tecnologia di proprietà Microsoft.
Oltre ad essere vincolante per il futuro questa scelta obbliga nella sostanza l'utente ad utilizzare Sistemi Operativi Windows e a dotarsi di risorse hardware superiori a quelli sufficienti ad esempio per YouTube e altre piattaforme più leggere.
Gli utenti di Sistemi Operativi Linux che tentano di visualizzare i contenuti di Rai.tv attraverso Moonlight (l'omologo open source di Silverlight) si imbattono molto spesso in numerosi problemi difficili da fronteggiare.
Il controllo degli IP e degli User Agent lato server di Rai.tv impedisce inoltre la visualizzazione dei contenuti attraverso software indipendenti e di poter vedere i video dall'estero.

Le basi del Telecontrollo 2.0 ci sono tutte.

Articolo de La Stampa

BANDA LARGA: TELECOM E' PRONTA

BERNABÈ: INVESTIREMO SE CI SARÀ UN PROGETTO NAZIONALE SULLA TV VIA INTERNET

Un libro ("Rete Italia") scritto, dice l`autore (il presidente di Agcom Corrado Calabrò) per sgravarsi da un cruccio:
«Quello di un`Italia che parte sempre in anticipo ma poi rinuncia a ogni competizione».
Presentato in un "parterre de roi" (definizione dello stesso Calabrò) che, occasione più unica che rara, ha visto riunito a Milano il gotha di tv e tic, amici e nemici come Fedele Confalonieri (Mediaset) e Tom Mockridge (Sky), Paolo Galimberti (Rai) e Franco Bernabè (Telecom Italia). Dove è successo che, tra reciproci riconoscimenti di stima e qualche garbato invito (in milanese, alla maniera di Confalonieri:
«Offelè fa el to` meste») a occuparsi dei propri "orticelli", sia persino arrivata una proposta, anzi una "provocazione", da parte di Bernabè pronto a dichiarare pronta la sua Telecom «a investire sulla banda larga e sulla rete di nuova generazione a patto che si decida tutti di far convergere un progetto comune sulla piattaforma Iptv (la tv via internet, ndr) come sta facendo la Gran Bretagna con Canvas».

Risponde ai "crucci" di Calabrò, l`amministratore delegato di Telecom, alla frustrazione del presidente dell`authority delle comunicazioni per i primati italiani perduti per strada, nel nucleare come nelle autostrade fino, appunto, alla fibra ottica dove, ricorda il presidente di Agcom, l`Italia tredici anni fa era all`avanguardia con il progetto Socrate e oggi è tutto fermo». Possibile, si chiede Calabrò, che ovunque i progetti sulla banda larga stiano marciando e che solo in Italia non ci voglia? Certo, occorre prima creare una domanda di banda larga: «Vero - acconsente - ma in questo campo la domanda si realizza dando anche un principio di risposta così come si possono fare trasmissioni televisi- ve di nicchia, come dimostra il digitale terrestre, che servono a formare il gusto e a educare».

Mette in guardia Calabrò:
«Guai a non farsi trovare pronti col rischio di perdere il treno».
Da qui la provocazione di Bernabè («Dobbiamo prepararci all`aggressione degli over the top, di Google, di Hulu, delle Apple tv, serve un progetto nazionale sulla banca larga dove possano andare tv e tv ad alta definizione, Telecom è pronta a investirci») accolta per ora con cautela dai presenti, da Confalonieri («Noi produciamo contenuti, abbiamo investito nel digitale ma poco importa che vada per terra, per aria o dove») come da Mockridge («Se la tv a banda larga diventa possibile, saremo operativi»).

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