mercoledì 31 marzo 2010

Trova l'orrore



Alcune possibilità:

  • Ronchi è l'unico teso, dategli un pò d'acqua..
  • Quello a destra... diciamo a ore 3 per evitare ambiguità... sembra Calissano
  • Gasparri capisce di dormire in piedi e ne è entusiasta
  • La parete color ODIO
  • Altro (specificare)

Scopri la soluzione



giovedì 25 marzo 2010

Rai per una notte

mercoledì 10 marzo 2010

Il Gruppo "Bernabèrg" pianifica il Telecontrollo 2.0
Internet deve diventare come la TV


Il quotidiano La Stampa di Martedì 9 Marzo 2010, al fondo di pagina 28 (!), riassume una recente discussione sul futuro delle Telecomunicazioni in Italia in occasione della presentazione del libro "Rete Italia" di Corrado Calabrò, presidente dell'Agcom.

Nulla di grave. Dice solo che Telecom investirà sulla Banda Larga solo se Internet diventerà come la TV.
Ad appoggiare l'idea ovviamente non potevano non esserci i principali gestori delle TV e Telecomunicazioni in Italia:
Fedele Confalonieri (Mediaset)
Tom Mockridge (Sky)
Paolo Galimberti (Rai)
Franco Bernabè (Telecom Italia)


Quattro personaggi rappresentanti delle 4 aziende (di cui una, la Rai, detta "Pubblica") che possiedono insieme la quasi totalità dell'informazione in Italia decidono cosa farne di Internet.
Sono un pò il gruppo Bilderberg dell'informazione italiana.
Il "Gruppo Bernabèrg".

Buona parte dell'Italia è interessata dal problema del digital divide. La copertura del territorio italiano con accessi a Internet a velocità superiori a 1 megabit/sec. è ben al di sotto della media europea.

Il Gruppo "Bernabèrg", a nome di non si sa chi, porta avanti l'idea che investire su Internet in Italia debba essere possibile solo se a beneficiarne prima di tutto saranno gli attuali gestori della TV.
Il 20% degli internauti che scaricano la posta a 56 KB/s sono un problema secondario.

Le basi ci sono già.
Sky insieme con Fastweb propone un pacchetto Tv via Web.
Mediaset lancia il suo contenitore web in cui rende visibili alcuni contenuti TV. In contemporanea manda avanti una causa legale da 500 milioni di euro contro YouTube per violazione del copyright. E ne approfittano per provare ad oscurare qualche video scomodo.
La Rai da qualche anno ha lanciato la sua TV digitale (Rai.tv), senza perdere l'occasione di andare contro tendenza.
Mentre l'universo del web libero si prepara alla rivoluzione multimediale dell'HTML 5 l'azienda Radiotelevisiva di Stato ha investito per sviluppare una pachidermica piattaforma che utilizza Silverlight, tecnologia di proprietà Microsoft.
Oltre ad essere vincolante per il futuro questa scelta obbliga nella sostanza l'utente ad utilizzare Sistemi Operativi Windows e a dotarsi di risorse hardware superiori a quelli sufficienti ad esempio per YouTube e altre piattaforme più leggere.
Gli utenti di Sistemi Operativi Linux che tentano di visualizzare i contenuti di Rai.tv attraverso Moonlight (l'omologo open source di Silverlight) si imbattono molto spesso in numerosi problemi difficili da fronteggiare.
Il controllo degli IP e degli User Agent lato server di Rai.tv impedisce inoltre la visualizzazione dei contenuti attraverso software indipendenti e di poter vedere i video dall'estero.

Le basi del Telecontrollo 2.0 ci sono tutte.

Articolo de La Stampa

BANDA LARGA: TELECOM E' PRONTA

BERNABÈ: INVESTIREMO SE CI SARÀ UN PROGETTO NAZIONALE SULLA TV VIA INTERNET

Un libro ("Rete Italia") scritto, dice l`autore (il presidente di Agcom Corrado Calabrò) per sgravarsi da un cruccio:
«Quello di un`Italia che parte sempre in anticipo ma poi rinuncia a ogni competizione».
Presentato in un "parterre de roi" (definizione dello stesso Calabrò) che, occasione più unica che rara, ha visto riunito a Milano il gotha di tv e tic, amici e nemici come Fedele Confalonieri (Mediaset) e Tom Mockridge (Sky), Paolo Galimberti (Rai) e Franco Bernabè (Telecom Italia). Dove è successo che, tra reciproci riconoscimenti di stima e qualche garbato invito (in milanese, alla maniera di Confalonieri:
«Offelè fa el to` meste») a occuparsi dei propri "orticelli", sia persino arrivata una proposta, anzi una "provocazione", da parte di Bernabè pronto a dichiarare pronta la sua Telecom «a investire sulla banda larga e sulla rete di nuova generazione a patto che si decida tutti di far convergere un progetto comune sulla piattaforma Iptv (la tv via internet, ndr) come sta facendo la Gran Bretagna con Canvas».

Risponde ai "crucci" di Calabrò, l`amministratore delegato di Telecom, alla frustrazione del presidente dell`authority delle comunicazioni per i primati italiani perduti per strada, nel nucleare come nelle autostrade fino, appunto, alla fibra ottica dove, ricorda il presidente di Agcom, l`Italia tredici anni fa era all`avanguardia con il progetto Socrate e oggi è tutto fermo». Possibile, si chiede Calabrò, che ovunque i progetti sulla banda larga stiano marciando e che solo in Italia non ci voglia? Certo, occorre prima creare una domanda di banda larga: «Vero - acconsente - ma in questo campo la domanda si realizza dando anche un principio di risposta così come si possono fare trasmissioni televisi- ve di nicchia, come dimostra il digitale terrestre, che servono a formare il gusto e a educare».

Mette in guardia Calabrò:
«Guai a non farsi trovare pronti col rischio di perdere il treno».
Da qui la provocazione di Bernabè («Dobbiamo prepararci all`aggressione degli over the top, di Google, di Hulu, delle Apple tv, serve un progetto nazionale sulla banca larga dove possano andare tv e tv ad alta definizione, Telecom è pronta a investirci») accolta per ora con cautela dai presenti, da Confalonieri («Noi produciamo contenuti, abbiamo investito nel digitale ma poco importa che vada per terra, per aria o dove») come da Mockridge («Se la tv a banda larga diventa possibile, saremo operativi»).

domenica 7 marzo 2010

Supercazzola come se fosse Regime
Firmato: George Napolitano

George Napolitano - MiniTrue

Decreto legge recante "interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione"
... come se fosse Antani.

ARTICOLO 1
Interpretazione autentica
degli articoli 9 e 10 della legge
17 febbraio 1968 n. 108

1.Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazioni delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste muniti della prescritta documentazione hanno fatto ingresso nei locali del Tribunale o della Corte d’appello. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale o della Corte d’appello dei delegati può essere provata con ogni mezzo idoneo.

2.Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968 n. 108 si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, purché tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarità dell’autenticazione delle firme non è comunque inficiata dalla presenza di un’irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro dell’autorità autenticante, del luogo di autenticazione nonché della qualità dell’autorità autenticante.
3.Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso ufficio. Contro le decisioni di ammissione può essere proposto esclusivamente ricorso al giudice amministrativo solo da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazioni di liste di candidati oppure di singoli candidati è invece ammesso ricorso allo stesso ufficio centrale regionale, che può essere presentato, entro 24 ore dalla comunicazione, solo dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce.
4.Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attività relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge. Ai fini dell’applicazione del comma 1 la presentazione delle liste può essere effettuata dalle ore 8 alle ore 16 del primo giorno non festivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

ARTICOLO 2
Norma di coordinamento
del procedimento elettorale
1. Limitatamente alle consultazioni per il rinnovo degli organi delle regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature ammesse deve avvenire a cura dei sindaci, non oltre il sesto giorno antecedente la data della votazione.

ARTICOLO 3
Entrata in vigore
Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.


Questo Decreto Legislativo viola palesemente l'articolo 72 della Costituzione Italiana:
" Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni. La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa , di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi".

...significa semplicemente che non si possono fare Decreti Legislativi in materia elettorale !!!


«E' il male minore»
Gianfranco Fini
Presidente della Camera dei Deputati, 5 Marzo 2010

«Non presenta profili di incostituzionalità»
Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica Italiana, 5 Marzo 2010

«Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c'è mai stata altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai»
Benito Mussolini
Camera dei Deputati, 3 gennaio 1925

Vedi anche:
Decreto legge incostituzionale
La nostra resa incondizionata
Colpo di Stato
Firmo quello che te pare
Chiamata alle armi democratiche

sabato 6 marzo 2010

Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano



Mercoledì Claudia si laurea.
Deve consegnare la tesi entro lunedì a mezzogiorno. Se non lo facesse, oppure, per dire, se si recasse in Università, con la tesi in mano, ma perdesse tempo alla macchienetta del caffè...se, quando arrivasse all’ufficio preposto, lo trovasse chiuso…la sua laurea andrebbe a farsi benedire! «Sarà per la prossima sessione» le risponderebbe l’impiegata.
Eppure - voglio dire - Claudia ha tutto il diritto di laurearsi, avendo finito di scrivere la tesi!!! «Non vogliono farmi laureare!» potrebbe gridare inferocita in tutti gli atri di tutte le facoltà dell’Universo Mondo, «mi ipediscono di esercitare un mio sacrosanto diritto» potrebbe sbraitare in faccia al rettore…
La realtà, tuttavia, sarebbe ben diversa. Nessuno infatti le ha impedito alcunché, nessuno ha costruito barricate davanti all’ingresso della Facoltà, nessuno le ha legato le mani impedendole di fare il suo lavoro. Claudia è stata soltanto un po’ negligente ed è giusto che ne paghi le conseguenze.

Il perchè delle regole
Semplicemente, io credo, quando si tratta di gestire qualcosa, qualsiasi cosa, si pongono dei termini e delle regole. Non soltanto per dare pari opportunità di usufruire di un servizio o di una possibilità a tutti, ma anche per una necessità gestionale. Immaginiamo cosa succederebbe se non esistessero dei termini per la presentazione delle liste elettorali. Ogni partito o lista civica andrebbe a consegare la propria candidatura quando gli è più comodo. A quel punto le prefetture sarebbero costrette a modificare l’elenco dei candidati quotidianamente e a modificare di ora in ora la ripartizione degli spazi elettorali. E non parliamo dei Tg! Da un’edizione all’altra immagino Minzolini o Mimun che si affannano per aggiornare la lista dei candidati in modo da garantire un’informazione il più possibile aggiornata e corretta ai telespettatori (!). Ovviamente è uno scenario impossibile da gestire. Per questo si fissano delle scadenze “perentorie”.

Non era impossibile essere onesti
Nessuno ha ostacolato il Pdl romano nel presentare le proprie liste. Soltanto, il partito non ha rispettato i termini. Gli altri partiti, dal Pd che ha vasto consenso, alla Lista civica di Grillo, che ha sicuramente meno possibiltà, alla Lista Polverini che è nata solo da qualche mese, hanno lavorato sodo e si sono impeganti affinché riuscissero a presentare le liste in tempo. Il Pdl no ed è (era) rimasto fuori dal gioco. È di certo colpa del Pdl, però, e di nessun altro.
Questo è esattemente quello che il Rettore risponderebbe a Claudia, se lei presentasse la tesi alle 12:30 di lunedì, anziché alle 12:00 come da regolamento. Questo, tuttavia, non è quello che Napolitano ha risposto a Berlusconi ieri sera dinanzi al decreto legge fascistissimo.

Il Feudo Lombardo
E poi c’è la questione delle firme, o meglio, delle firme non autenticate secondo la procedura di leggein Lombardia. Ora, nessuno pensa che Formigoni non sia in grado di raccogliere le 500 firme “incriminate” e di autenticarle secondo quanto stabilito dai regolamenti. Proprio perché governa la Lombardia da ben 15 anni di seguito, il Formicone dispone del consenso necessario a presentare la propria candidatura (la questione se sia democratico o no governare il proprio feudo per ben 20 anni è altro problema). Il punto però è un altro.

Uguale per tu...
Ovviamente la legge non può andare “a naso”; non può dire «Ma sì, va bene così, tanto è palese che tu hai il consenso necessario». Chiaramente uno stato di diritto esige che ci sia un mezzo, uguale per tutti, che possa dimostrare la popolarità della candidatura di un partito. Lo strumento utilizzato è quello delle firme, che devono essere vere, e che perciò vengono riconosciute come valide da un funzionartio di stato. Tutto qui. E’ una norma che permette a qualsiasi partito, anche al più piccolo, di dimostrare di essere sostenuto da un numero considerevole di elettori e quindi di essere eleggibile. E’ per questo che tutti i partiti devono rispettarla.

Lei non sa chi sono io...
E’ palese dunque che nessuno abbia tentato di impedire né al Pdl romano, né al presidente Formichina di candidarsi e di essere eletti. Semplicememente questi due partiti, non rispettando le norme procedurali (che avrebbero potuto adempiere con più facilità di qualsiasi altro partito) dimostrano proprio il contrario. Si potrebbe quasi dire che essi stessi non abbiano voluto candidarsi. Evidentemente, la questione non gli stava troppo a cuore. Evidentemente, la sicurezza di una maggioranza parlamentare e del possesso di un feudo da oltre 15 anni hanno fatto sentire lorsignori fin troppo sicuri di se stessi: hanno creduto che il sostegno elettorale che credono di avere li ponesse al di sopra delle regole e delle leggi, hanno creduto di governare in un regime di assolutismo democratico, mentre l’Italia, almeno sulla Carta, era ancora un democrazia liberale. Fino alle 19:30 di ieri sera, quando ha smesso di esserlo.

DL ad listam
Tuttavia, il grido “Al lupo al lupo” ha dato i suoi frutti. Con una vera e propria forzatura il decreto legge approvato ieri sera ha praticamente detto al Tar, che in queste ore sta valutando se riammettere o no il Pdl a Roma e la lista Formigoni in Lombardia: «Senti un po’, la legge che devi applicare non vuol dire che bisogna presentare le liste entro l’ora x del giorno y, ma che entro quei termini devi essere dentro il palazzo della prefettura con dei fogli in mano. Questo basta per diventare eleggibile». Ah! Dimenticavo! Questo però vale solo in Lazio e Lombardia!

Fine della Democrazia
Ieri, 5 marzo 2010 è stato il giorno della Svolta. La democrazia è finita e questa volta non si tratta delle grida di una piazza qualunquista o della sinistra comunista. Ieri la maggioranza di governo ha dimostrato di non conoscere limiti alla propria volontà, ha dimostrato di essere pronta ad agire in qualsiasi modo, con qualsiasi mezzo, pur di aggirare le leggi e dichiararsi al di sopra di tutti noi comuni cittadini. Ieri è stata compiuta la più grossa violazione che questo Paese, pur duramente messo alla prova negli anni, abbia mai subito da quando esiste in forma democratica.


Dittatura moderna
Molti hanno evidenziato le analogie con il 1925, quando Mussolini, riconoscendosi pubblicamente come mandante dell’omicidio Matteotti, ha dimostrato di poter compiere qualsiasi azione e di rimanere indisturbato al timone dello Stato. Ieri, chiaramente, nessuno è stato ucciso, eppure, la Carta Costituzionale più ammirata al mondo ha cessato di essere la legge fondamentale dello Stato, è stata scavalcata senza alcun ritegno e con il bene placito del suo “guardiano”, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Forse non è un caso che sul web molti hanno trovato una seconda analogia con Vittorio Emanuele III.
Anche lui, al momento decisivo, per timore di eventi peggiori o per vigliaccheria, ha piegato supino lo Stato al volere di un povero, piccolo e pietoso dittatore moderno.

venerdì 5 marzo 2010

Telebavaglio
Educarne 101 per punire Santoro



Guarda tutta la prima puntata di TeleBavaglio

Al posto di Annozero è andata in onda una interessantissima docufiction animata (ma non erano vietate???) del 1961 riguardante il crudele rapimento a scopo cinematografico di ben 99 cuccioli di dalmata avvenuto nelle campagne londinesi circa 70 anni fa.

E' polemica per l'oscuramento dell'attesissima intervista a Pongo e Peggy. Il rigido regime di par condicio avrebbe imposto una controintervista della stessa durata e alle stesse condizioni a Crudelia De Mon, ma dopo le polemiche del caso Bilancia la struttura carceraria in cui è detenuta nonostante l'età (pare non abbia potuto beneficiare della ex-Cirielli per un timbro mancante) ha negato l'intervista.


Il direttore generale Masi respinge le polemiche: "Per soli 30 centesimi al giorno cosa volete di più?"

La Rai vi augura Buone Feste Elezioni

Dal sito di Annozero:
Vaf (Valutazioni a freddo). Ma nel caso Lor Signori decidessero di portarci alle elezioni con i comodi loro, potremmo almeno chiedere che nel frattempo ci liberino dal bavaglio? O i loro regolamenti sono destinati a diventare una condanna perenne?

Il prossimo giovedì il palinsesto è ancora incerto.
Le possibili alternative sembrano essere Quinto Potere o una puntata speciale dell'Isola dei Famosi.
Vedremo.