venerdì 22 gennaio 2010

Informatio non gradita, dittatura manifesta



Era il lontano 1993 quando Vittorio Feltri guidava la carica contro il sistema corrotto composto da "una folla di ladri, di mariuoli, di portaborse lesti di mano" e appoggiava niente meno che Antonio Di Pietro, il PM famoso all'epoca per gli irresistibili servizi che i telegiornali sfornavano per descrivere la fine della Prima Repubblica.

Quella informazione fece da scendiletto alla discesa in campo di Berlusconi in politica. Per cambiare il sistema (in meglio o in peggio? d'oh!).

Nel 1993 quando la camera aveva negato l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi Vittorio Feltri, direttore dell'Indipendente, titolò: "Assolto Craxi. Scandalo alla Camera: hanno vinto i ladri".
Qualche mese fa è stata richiesta l'autorizzazione a procedere per Nicola Cosentino. L'accusa è pesantissima: favoreggiamento alla Camorra, sin dagli anni '90.
La Camera ha negato l'autorizzazione, nessun titolone, secondo il PDL "Va difeso".



Nel 1993 per Feltri Bettino Craxi rubava, era un ladro.
Il 25 Novembre 2009 il titolo del Giornale era "Sequestrare il tesoro di Silvio". E a pagina 3 di nuovo: "Ora i pm vogliono il patrimonio di Silvio".
Feltri: "complotto dei magistrati contro di lui"
Gasparri: "accuse farneticanti, uso politico dei pentiti"
Nell'articolo si leggeva: "L'obiettivo finale che taluni magistrati si sarebbero prefissi inseguendo le parole dei pentiti e taluni flussi finanziari ritenuti sporchi, punterebbe a indagare il premier per concorso eterno in associazione mafiosa e [...] al sequestro del suo intero patrimonio".
Nel 2010 per Feltri i delinquenti sono i Magistrati.

I PM nel 1993 erano delle Star, "ripulivano il sistema sporco e corrotto".
Oggi quasi tutti i Telegiornali e giornali dipingono i Giudici come appestati, dei folli. Per una parte dei politici sono il male della società.
Il Presidente del Consiglio (accusato, fra altre cose, di Corruzione in atti Giudiziari) per dare l'esempio li ha definiti "matti [...] antropologicamente diversi dal resto della razza umana".
Nella famosa telefonata a Ballarò dichiarò: "la vera anomalia italiana sono i PM e i Giudici comunisti di Milano".
Sempre lui sceglie di non presentarsi in tribunale, definisce le commissioni giudicanti plotoni di esecuzione, solo le sue però.
Guarda te che sfiga. Quelli "rossi" tutti a lui.

Articolo
Da Il Riformista :

"E Feltri esaltava Di Pietro contro il Cinghialone"

Oggi il direttore del Giornale lo definisce il più intelligente politico della sua epoca. Eppure, in piena Tangentopoli, cavalcò l'onda giustizialista sdoganando un soprannome usato nel codice Mani Pulite.

"Un Parlamento impresentabile, pieno di concussori, corrotti e manutengoli ha assolto Craxi e condannato Di Pietro. Allegria"
Copyright Vittorio Feltri. Anno 1993.

Il 29 aprile la Camera dei deputati nega l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi. Il 30 aprile, giorno delle proteste di piazza e delle monetine lanciate al leader socialista davanti all'hotel Raphael, l’Indipendente si presenta in edicola con una prima pagina che sarà ricordata per la sua veemenza: "Assolto Craxi. Scandalo alla Camera: hanno vinto i ladri".

Feltri, allora direttore, conclude il suo editoriale al vetriolo con un "avvertimento" al Parlamento: "Non avendo il coraggio di spararsi deve almeno sparire". È il culmine di due anni di parole, articoli e titoli spesi in difesa del pool di Mani Pulite e contro i corrotti di Tangentopoli, Bettino Craxi in testa. Le cose inizieranno a cambiare nel 1994: con il passaggio alla direzione del Giornale di proprietà dei Berlusconi, i toni si faranno più morbidi. Di lì in poi, un cammino quasi naturale. Fino all'oggi, alla riabilitazione.

Da Cinghialone a santo nel giro di 10 anni è troppo. Probabilmente Bettino Craxi non era né l'una né l'altra cosa, bensì un grande uomo politico, ma non grande abbastanza da accorgersi che il sistema era sbagliato e che lui contribuiva a renderlo tale". È quanto ha scritto Vittorio Feltri su Panorama, pochi giorni fa. Parzialmente assolto il leader socialista, condannato il sistema. E soprattutto quella parte del sistema rappresentato dai "comunisti e democristiani di sinistra", i quali trasformarono Craxi in "capro espiatorio, simbolo di ogni male, da condannare all'ergastolo (meglio a morte). Proprio lui che era stato "il solo che, pur a conoscenza delle grassazioni, non aveva mai grassato per sé".

A dieci anni dalla morte, arriva dunque il definitivo omaggio al "più intelligente politico della sua epoca". Mentre il Giornale, che Feltri è tornato a guidare, esce in edicola con quattro dvd sulla vita del leader socialista.

Ma ieri? Ieri era proprio il direttore bergamasco a sdoganare un soprannome, spiegava, usato "nel codice di Mani Pulite". «Hanno preso il cinghialone», titolava a pagina 2 il suo Indipendente il 16 dicembre 1992, all'indomani del primo avviso di garanzia a Bettino.

Mentre in prima pagina, sovrastato dal titolone "Addio Craxi", l'editoriale di Feltri si apriva così: "Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio, di questo firmato dalla procura di Milano contro il segretario nazionale" del Psi.

Il direttore lodava l'operato di un Di Pietro che non si era "lasciato intimidire" da un "regime putrido di cui l'appesantito Bettino è il campione suonato".

"Intorno a Craxi una folla di ladri, di mariuoli, di portaborse lesti di mano, e lui che li scambia per fedeli servitori non suoi ma del Sacro Ideale? - domandava Feltri - Andiamo: o cieco o rincoglionito o connivente o, peggio ancora, complice. Di qui non si scappa. (...) Lo stesso Bettino, a quanto se ne sa, non si lascia mancare il superfluo". Perciò il direttore schierava decisamente il suo Indipendente dalla parte dei giudici. Due giorni dopo, il 18 dicembre, in un altro editoriale si definiva "uno spettacolo mesto" i cori "ladro, ladro", che erano iniziati a piovere addosso al leader socialista. "Ma fa ancora più impressione - sottolineava Feltri - apprendere che lui nonostante tutto (...) non si sia dimesso dalla carica di segretario del Psi. (.. .)Mai visto - si stupiva - tanto attaccamento al privilegio, tanta improntitudine, tanto disprezzo per le regole più elementari della democrazia, in un uomo solo". Il Cinghialone del resto, spiegava il giornalista, aveva commesso una lunga sfilza di errori politici e il Psi, sottolineava in un altro articolo, era "finito in barzelletta proprio sotto la guida di Bettino".

Perciò: "Finalmente ha tolto il disturbo", era il titolo scelto il 12 febbraio 1993, all'indomani delle dimissioni.

Parole oggi lontane anni luce.
Fonte: Il Riformista .

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