domenica 31 gennaio 2010

Granata (a salve) nel PDL
"Cosentino si deve dimettere, B. si dovrà far processare."



La credibilità della classe politica è ai minimi storici.
Anche la disinformazione di Stato ha i suoi problemi in questo periodo. In campagna elettorale diventa complicato provare a tenere il coperchio fermo sopra un pentolone stracolmo di falsità, ipocrisie e contraddizioni.

Dopo lo show mediatico creato dal caso Spatuzza la credibilità del governo aveva ricevuto l'ennesimo scossone e si è reso necessario allestire il contro-show.

Il Consiglio dei Ministri in Calabria è la risposta mediatica a chi, permettendosi di riparlare delle stragi del '92, ha provato a mettere in dubbio la volontà reale di una lotta alle Mafie.
Ai telegiornali il compito di presentarlo nel modo più credibile.
Ciak si gira.
Il fatto che ci siano state contestazioni non è un problema. Basta non dirlo e mostrare altro.

Le contraddizioni invece a volte sono più difficili da controllare.

Sfiga vuole che proprio negli stessi giorni il Senatore Salvatore Cuffaro (UDC) sia condannato in Appello per favoreggiamento alla Mafia (caso peraltro rarissimo di aumento di pena in Appello).
Sfiga vuole che la Cassazione a poche ore dal C.d.M confermi la legittimità della richiesta di arresto per il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino (PDL) per collusioni con la Camorra.

Il rischio che un gruppo di neuroni sovversivi suggerisca domande scomode è elevatissimo:
"Ma prima di andare in giro a confezionare spot a favore di telecamera non potete togliere i mafiosi dal Parlamento?"
"Il Senatore Cuffaro dice di aver accettato la sentenza lasciando ogni incarico nell'UDC... ma lo stipendio da Senatore quando lo lascia?"
...

Ma sono davvoro tutti uguali? No.
Le eccezioni (purtroppo bisogna chiamarle così) ci sono ma sono oscurate da giochi politici all'ultima poltrona.
Cercando bene si trovano ancora persone Onorevoli e rispettabili che vorrebbero "la politica fatta con le mani pulite", come auspicava con forza il sempre più compianto Sandro Pertini.


Il Fatto Quotidiano intervista l'On. Fabio Granata.
Fonte: IlFattoQuotidiano


"Chi ha responsabilità di governo, in questi casi, deve fare un passo indietro. La mia posizione su Cosentino resta identica e anzi, è rafforzata". La posizione in questione è quella di Fabio Granata, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia in quota Pdl.
Politicamente vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini, Granata a novembre, in occasione della richiesta di arresto da parte del gip di Napoli per il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica e rapporti con il clan dei Casalesi, chiese le dimissioni dell’esponente di governo.

Onorevole Granata, dopo la sentenza della Cassazione che conferma l’ordinanza di custodia cautelare per Cosentino, il suo parere è rimasto lo stesso?
"La mia risposta sarà lapidaria: ritengo inopportuna la permanenza nel governo di un esponente politico gravato da queste accuse".


Ma la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti.
"Io non metto assolutamente in discussione la presunzione d’innocenza di Cosentino bensì la sua appartenenza al governo con una funzione delicata. Davanti ad accuse di questo genere bisogna fare un passo indietro fino a quando non si dimostra la propria innocenza".


Adesso cosa auspica?
"Che la palla passi in mano alla politica. Non vorrei rimpiangere la Prima Repubblica quando Cirino Pomicino si dimise per un avviso di garanzia con l’accusa di abuso d’ufficio".


Ieri, insieme alla sua compagna di partito, Angela Napoli, ha proposto un “certificato antimafia”. Di cosa si tratta?
"Di un controllo preventivo sulle candidature, a partire dalle prossime elezioni regionali”.


Allora siete d’accordo con Beppe Grillo quando chiede ai pregiudicati di non partecipare alla vita politica.
"Secondo noi non è più sufficiente non mettere in lista pregiudicati, ma bisogna anche evitare di candidare o dare responsabilità dirigenziali a soggetti che, per contesto familiare o sociale, hanno contatti con le organizzazioni mafiose. Non capisco perché una persona che non può fare l’imprenditore possa fare il consigliere regionale. Solo con classi dirigenti rinnovate ed al di sopra di ogni sospetto, la politica potrà fare un passo avanti decisivo nella lotta alle mafie".


A chi vorreste estenderlo?
"Alla selezione delle rappresentanze parlamentari, di governo e di partito".


Quindi secondo lei anche Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro?
"Sul premier credo che sia necessario introdurre il legittimo impedimento. Alla fine del suo mandato si farà poi processare".


Si è parlato anche d’immunità. Se fosse in vigore, Cosentino non solo non sarebbe stato arrestato, ma nemmeno indagato.
"Non credo che quella sia la soluzione giusta, anche se è presente in quasi tutti i paesi europei. Comunque la preferisco al processo breve".


Lei è uno dei pochi nemici giurati del processo breve nel centrodestra. Perché?
"Il processo breve rompe l’equilibrio del sistema giudiziario senza migliorarlo. Semplicemente è da evitare".

Fonte: IlFattoQuotidiano


Non è ben chiaro come la certificazione antimafia si possa conciliare con il legittimo impedimento.
Impedire anche la certificazione eviterebbe di sicuro molti imbarazzi.

lunedì 25 gennaio 2010

La Puglia dice no alla Matrioska
PD: Operazione "Figuraccia" conclusa con successo.



Sussulto di democrazia.
La passione di 200mila pugliesi ha dimostrato che la politica la possono fare le persone con le idee e un pò meno i personaggi con giochini da burattinai.
I risultati delle Primarie in Puglia denunciano una presa di posizione netta dei cittadini rispetto ai progetti nebulosi della dirigenza del PDmenoL.

"Lavoriamo per custruire una grande coalizione", "Siamo al lavoro per fare il bambino nuovo", "Il PD ha la sua identità"...

Evidentemente la gente di queste frasi vuote e insignificanti non sa più cosa farsene e rifiuta di farsi amministrare da quelli che su scala nazionale fanno i diversamente concordi stando ben attenti a non prendere posizioni nette sui temi fondamentali.

Nichi Vendola è stato lasciato solo dal PDmenoL. Negli ultimi passaggi della campagna elettorale per le Primarie tutta la dirigenza del PDmenoL (meno Rosy Bindi che, pacatamente e serenamente, non ha preso posizione) si è esposta prepotentemente per appoggiare Francesco Boccia, già perdente nelle passate Primarie (sempre contro Vendola).
Massimo D'Alema, Pierluigi Bersani ed Enrico Letta hanno fino all'ultimo provato a tirare un carro carico di accordi di partito con l'UDC ma con le ruote sgonfie e senza una meta che interessasse alla gente.

I più informati hanno individuato presto la chiave di lettura dell'accordo D'Alema - UDC in Puglia. In gioco c'era la privatizzazione dell'acquedotto e in prima fila il gruppo Caltagirone (legato all'UDC) pronto ad accaparrarselo.
Vedi articolo su Beppegrillo.it.

Gli elettori hanno dimostrato di preferire un uomo solo che sapesse proporre idee e non partite a Risiko: acqua pubblica, lavoro, istruzione, energie rinnovabili, NO al nucleare.

Il Partito Democratico deve quindi incassare una dura lezione di democrazia.
E deve soprattutto prendere atto della scollatura del gruppo dirigente con le persone e con la realtà.
Massimo D'Alema e il suo portavoce Bersani dovrebbero ormai sapere che girarsi dall'altra parte per risolvere i problemi non è più accettabile, ma si attende con ansia una prova di umiltà e concretezza.

Diventa anche tu fan di
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venerdì 22 gennaio 2010

Informatio non gradita, dittatura manifesta



Era il lontano 1993 quando Vittorio Feltri guidava la carica contro il sistema corrotto composto da "una folla di ladri, di mariuoli, di portaborse lesti di mano" e appoggiava niente meno che Antonio Di Pietro, il PM famoso all'epoca per gli irresistibili servizi che i telegiornali sfornavano per descrivere la fine della Prima Repubblica.

Quella informazione fece da scendiletto alla discesa in campo di Berlusconi in politica. Per cambiare il sistema (in meglio o in peggio? d'oh!).

Nel 1993 quando la camera aveva negato l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi Vittorio Feltri, direttore dell'Indipendente, titolò: "Assolto Craxi. Scandalo alla Camera: hanno vinto i ladri".
Qualche mese fa è stata richiesta l'autorizzazione a procedere per Nicola Cosentino. L'accusa è pesantissima: favoreggiamento alla Camorra, sin dagli anni '90.
La Camera ha negato l'autorizzazione, nessun titolone, secondo il PDL "Va difeso".



Nel 1993 per Feltri Bettino Craxi rubava, era un ladro.
Il 25 Novembre 2009 il titolo del Giornale era "Sequestrare il tesoro di Silvio". E a pagina 3 di nuovo: "Ora i pm vogliono il patrimonio di Silvio".
Feltri: "complotto dei magistrati contro di lui"
Gasparri: "accuse farneticanti, uso politico dei pentiti"
Nell'articolo si leggeva: "L'obiettivo finale che taluni magistrati si sarebbero prefissi inseguendo le parole dei pentiti e taluni flussi finanziari ritenuti sporchi, punterebbe a indagare il premier per concorso eterno in associazione mafiosa e [...] al sequestro del suo intero patrimonio".
Nel 2010 per Feltri i delinquenti sono i Magistrati.

I PM nel 1993 erano delle Star, "ripulivano il sistema sporco e corrotto".
Oggi quasi tutti i Telegiornali e giornali dipingono i Giudici come appestati, dei folli. Per una parte dei politici sono il male della società.
Il Presidente del Consiglio (accusato, fra altre cose, di Corruzione in atti Giudiziari) per dare l'esempio li ha definiti "matti [...] antropologicamente diversi dal resto della razza umana".
Nella famosa telefonata a Ballarò dichiarò: "la vera anomalia italiana sono i PM e i Giudici comunisti di Milano".
Sempre lui sceglie di non presentarsi in tribunale, definisce le commissioni giudicanti plotoni di esecuzione, solo le sue però.
Guarda te che sfiga. Quelli "rossi" tutti a lui.

Articolo
Da Il Riformista :

"E Feltri esaltava Di Pietro contro il Cinghialone"

Oggi il direttore del Giornale lo definisce il più intelligente politico della sua epoca. Eppure, in piena Tangentopoli, cavalcò l'onda giustizialista sdoganando un soprannome usato nel codice Mani Pulite.

"Un Parlamento impresentabile, pieno di concussori, corrotti e manutengoli ha assolto Craxi e condannato Di Pietro. Allegria"
Copyright Vittorio Feltri. Anno 1993.

Il 29 aprile la Camera dei deputati nega l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi. Il 30 aprile, giorno delle proteste di piazza e delle monetine lanciate al leader socialista davanti all'hotel Raphael, l’Indipendente si presenta in edicola con una prima pagina che sarà ricordata per la sua veemenza: "Assolto Craxi. Scandalo alla Camera: hanno vinto i ladri".

Feltri, allora direttore, conclude il suo editoriale al vetriolo con un "avvertimento" al Parlamento: "Non avendo il coraggio di spararsi deve almeno sparire". È il culmine di due anni di parole, articoli e titoli spesi in difesa del pool di Mani Pulite e contro i corrotti di Tangentopoli, Bettino Craxi in testa. Le cose inizieranno a cambiare nel 1994: con il passaggio alla direzione del Giornale di proprietà dei Berlusconi, i toni si faranno più morbidi. Di lì in poi, un cammino quasi naturale. Fino all'oggi, alla riabilitazione.

Da Cinghialone a santo nel giro di 10 anni è troppo. Probabilmente Bettino Craxi non era né l'una né l'altra cosa, bensì un grande uomo politico, ma non grande abbastanza da accorgersi che il sistema era sbagliato e che lui contribuiva a renderlo tale". È quanto ha scritto Vittorio Feltri su Panorama, pochi giorni fa. Parzialmente assolto il leader socialista, condannato il sistema. E soprattutto quella parte del sistema rappresentato dai "comunisti e democristiani di sinistra", i quali trasformarono Craxi in "capro espiatorio, simbolo di ogni male, da condannare all'ergastolo (meglio a morte). Proprio lui che era stato "il solo che, pur a conoscenza delle grassazioni, non aveva mai grassato per sé".

A dieci anni dalla morte, arriva dunque il definitivo omaggio al "più intelligente politico della sua epoca". Mentre il Giornale, che Feltri è tornato a guidare, esce in edicola con quattro dvd sulla vita del leader socialista.

Ma ieri? Ieri era proprio il direttore bergamasco a sdoganare un soprannome, spiegava, usato "nel codice di Mani Pulite". «Hanno preso il cinghialone», titolava a pagina 2 il suo Indipendente il 16 dicembre 1992, all'indomani del primo avviso di garanzia a Bettino.

Mentre in prima pagina, sovrastato dal titolone "Addio Craxi", l'editoriale di Feltri si apriva così: "Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio, di questo firmato dalla procura di Milano contro il segretario nazionale" del Psi.

Il direttore lodava l'operato di un Di Pietro che non si era "lasciato intimidire" da un "regime putrido di cui l'appesantito Bettino è il campione suonato".

"Intorno a Craxi una folla di ladri, di mariuoli, di portaborse lesti di mano, e lui che li scambia per fedeli servitori non suoi ma del Sacro Ideale? - domandava Feltri - Andiamo: o cieco o rincoglionito o connivente o, peggio ancora, complice. Di qui non si scappa. (...) Lo stesso Bettino, a quanto se ne sa, non si lascia mancare il superfluo". Perciò il direttore schierava decisamente il suo Indipendente dalla parte dei giudici. Due giorni dopo, il 18 dicembre, in un altro editoriale si definiva "uno spettacolo mesto" i cori "ladro, ladro", che erano iniziati a piovere addosso al leader socialista. "Ma fa ancora più impressione - sottolineava Feltri - apprendere che lui nonostante tutto (...) non si sia dimesso dalla carica di segretario del Psi. (.. .)Mai visto - si stupiva - tanto attaccamento al privilegio, tanta improntitudine, tanto disprezzo per le regole più elementari della democrazia, in un uomo solo". Il Cinghialone del resto, spiegava il giornalista, aveva commesso una lunga sfilza di errori politici e il Psi, sottolineava in un altro articolo, era "finito in barzelletta proprio sotto la guida di Bettino".

Perciò: "Finalmente ha tolto il disturbo", era il titolo scelto il 12 febbraio 1993, all'indomani delle dimissioni.

Parole oggi lontane anni luce.
Fonte: Il Riformista

martedì 19 gennaio 2010

Paolo Borsellino oggi compie 70 anni
Ma l'informazione è ancora bloccata in tangenziale



In questi giorni in Tv a reti unificate è in atto la riabilitazione di Bettino Craxi.
I telegiornali si sfidano a distanza.
Il Tg5 tempo fa riuscì a confezionare un servizio su tutta la vita di Craxi senza mai usare la parola "tangenti".
Il Tg1 sforna un editoriale degno della propaganda di altri tempi.
Grandi esempi di giornalismo.

Ora pensiamo per un attimo se oggi Sandro Pertini fosse il Presidente della Repubblica,
se Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavorassero ancora insieme.

Che cosa direbbero?


da WikiQuote
"Parlate della mafia.
Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali.
Però parlatene."

"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia,
la mafia non si vendica.
Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno,
ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri."

"Chi ha paura muore ogni giorno,
chi non ha paura muore una volta sola."



Paolo Borsellino
(19 Gennaio 1940 - 19 Luglio 1992)


Altri video:
Intervista a Paolo Borsellino
Scena finale del film Paolo Borsellino
Folla inferocita contro i politici ai funerali di Borsellino
Gioacchino Genchi sull'omicidio di Paolo Borsellino
Paolo Borsellino/Berlusconi/Dell'Utri/Cuffaro/Andreotti

sabato 16 gennaio 2010

Bondi tassa la memoria di massa
"Buongiorno Compagno"



Dopo la stretta su Internet denunciata sul Web e amplificata dal Blog di Beppe Grillo, da ieri è emersa la notizia di un decreto del Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi firmato il 30 Dicembre. Sulla penna era montato un silenziatore.

"Considerato che, ai sensi dell'articolo 71-septies, comma 1, della legge 22 aprile 1941, n633, detto compenso per 'copia privata'..."

Si parla di equo-compenso per una sorta di risarcimento dei danni che gli autori di contenuti audio-visivi subirebbero quando un utente crea una copia privata dello stesso contenuto.
Noi oggi quando compriamo un cd musicale paghiamo i diritti di autore su quel cd. Quando masterizziamo una compilation di canzoni da tenerci in macchina ripaghiamo i diritti di autore con una tassa applicata al cd vergine che acquistiamo (...in Italia).

Il decreto Bondi estende questo principio di fatto a tutti gli apparecchi e a tutti i supporti che permetto di registrare contenuti audio-visivi.
Quindi lettori mp3, hard-disk multimediali, cellulari, videoregistratori con hard-disk, televisori con hard-disk, videocamere con hard-disk, il decoder Sky...

Il decreto è scaricabile da qui. Per ora gratuitamente....

Analizzando il testo ci si può rendere conto della portata e dell'assurdità di questa iniziativa che, come previsto da Altroconsumo, porterà nelle casse della SIAE 250 milioni di euro l'anno contro gli attuali 70 milioni.




Quindi per le memorie trasferibili (tipo SD, MMC, Memory Stick per cellulari) da 2GB la tassa vale 10 Centesimi, per 4GB vale 12 Centesimi.

Per le Chiavette USB:
  • 2GB (costo circa 10 euro) : la tassa sarà di 20 Centesimi
  • 4GB (circa 15 euro) : la tassa sarà di 36 Centesimi
  • 32GB (circa 90 euro) : la tassa sarà di 2.88 Euro

r) Memoria o Hard Disk integrato in un apparecchio multimediale audio e video portatile o altri dispositivi analoghi.
Oggi un Hard-Disk da 320 GB si trova in commercio a circa 40/50 Euro, applicando la tassa di quasi 30 Euro il suo valore commerciale salirà a 70/80 Euro.
Gli Hard-Disk da 500 GB che oggi costano 70/80 Euro dopo l'entrata in vigore di questa legge costeranno 100/110 Euro.

Purtroppo ogni volta che dobbiamo fare i conti con una norma che regolamenti Internet e gli apparecchi multimediali la sensazione comune a chi possiede una Cultura (Bondi ne è il ministro... d'oh!) informatica e quella di leggere testi firmati da chi probabilmente non sa cos'è un computer o comunque ne ignora le potenzialità.

L'Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche) ritiene che il provvedimento penalizzi l'innovazione.

"L'approvazione del decreto ci lascia assolutamente sconcertati", ha commentato Alessandro Mondini Branzi, amministratore delegato di Nokia Italia. "Nokia crede fermamente che l'imposizione di questa tassa sulla copia privata sia iniqua e ingiustificata". I dirigenti italiani della società finlandese hanno voluto far sentire subito la loro voce in merito all'estensione dell'"equo compenso" ai cellulari: "l'ascolto di musica è solo una delle tante funzioni disponibili sul telefono cellulare, il cui contenuto è solitamente acquistato legalmente dal consumatore che ha pertanto già completamente pagato i diritti d'autore", osserva Mondini Branzi e continua: "imporre una nuova tassa sui telefoni cellulari costringe quindi i consumatori a pagare due volte per lo stesso contenuto. Nokia crede che non sussista un fondamento legale o una base razionale alla tassa sulla copia privata applicata ai telefoni secondo quanto previsto dalla direttiva europea sulla copia privata".

Tassando lettori mp3 e pc si creano facilmente delle situazioni paradossali, assurde e ingiuste: chi acquista brani musicali da iTunes (a circa 0.80/1 Euro a brano) paga i diritti d'autore, per memorizzare sul Pc gli mp3 acquistati ripaga i diritti di autore e per ascoltare quella musica finalmente su l'iPod paga una terza volta i diritti d'autore!

La scusa ufficiale che trapela dal Ministero dei Beni Culturali è il recepimento di una direttiva europea.
Come riportato su PuntoInformatico "le maglie larghe della Direttiva comunitaria EUCD del 2001 hanno consentito ad ogni stato membro un recepimento scoordinato e una regolamentazione "personalizzata" dell'istituto dell'equo compenso."

Nei telegiornali sentiremo dire "Ce lo impone l'Europa". Molto strano che nel caso di Rete 4 non si sia mosso un dito nonostante ci fosse una sentenza della corte europea che ritiene abusiva l'emittente che occupa di fatto le frequenze assegnate ad Europa7. La multa inflitta costa allo italiano 350mila euro al giorno. Nè a destra nè a sinistra se ne sono mai occupati seriamente.

L'equo-compenso in Italia già oggi è il più alto d'Europa, per la tassazione che impone su CD e DVD.
Questa norma sarà senza eguali anche per quanto riguarda il "paniere" dei beni tassati.
Oggi praticamente ogni italiano di età compresa fra i 14 anni e i 60 anni ha almeno un cellulare e almeno un computer e sogna un televisore di ultima generazione. Il Governo a favore di telecamera ripete ogni giorno che non alzerà le tasse e a volte si lascia scappare l'intenzione di abbassarle salvo poi dire "scherzavo". In realtà come sostiene Altroconsumo "nel corso di un anno una famiglia italiana media spenderà più di 100 euro per effetto del decreto firmato da Bondi".

E certo che questa norma riguarderà milioni di persone.

A questo proposito la tempistica del decreto è eccezionale: la firma è del 30 Dicembre 2009, penultimo giorno dell'anno, quando sostanzialmente metà dei telegiornali si dedica alle ricette e alla spesa per il Cenone di Capodanno e l'altra metà si occupa dei consigli dei dietologi per perdere peso.

Proviamo a consolarci con una un pò di satira tagliente presa da Spinoza.it
Bondi: "Tassa SIAE su tutti gli apparecchi con memoria".
Per Gasparri e' previsto un rimborso.
[Serjoka]

Tassa alla SIAE per gli apparecchi con memoria.
Gli aerei Ryanair non saranno più dotati di scatola nera.
[LilloArzillo]

Bondi vuole tassare tutti gli apparecchi con memoria.
Solo perchè ogni volta che accende il cellulare appare
"Buongiorno Compagno"
.
[daderoll]

martedì 12 gennaio 2010

Il mio nome è Luttwak, Edward Luttwak
Opinionista indipentente ... pagato dal Sismi



Il 12 Novembre 2003 a Nasiriya muoiono 28 persone, di cui 19 Italiani.
La sera a "Porta a porta" Edward Luttwak, agli occhi di tutti esperto politologo americano indipendente, accusa i siti Informationguerrilla.org e NuoviMondiMedia.it di appoggiare i terroristi.

Le argomentazioni non appaiono comunque quelle di un esperto di politica internazionale: "Un amico qui a Roma che ha un figlio ragazzino che guarda in Internet ha fatto presente che ci sono siti italiani fatti di italiani che parlano di resistenza e aizzano attacchi contro la coalizione (...) questi dicono: 'andate in Iraq, lottate, uccidete la coalizione e gli italiani'"

Vespa dice: "Luttwak, abbiamo cliccato non è venuto niente".
Il Ministro Frattini, presente in studio, asseconda Luttwak: "C’erano certo"..."ma li hanno cancellati, sono scomparsi".
Vespa: "Lei testimonia che esistevano?"
Frattini: "Io non li ho guardati..."
Luttwak insiste: "Sono scomparsi oggi, se guardano ieri li troveranno perché il ragazzino di sedici anni li ha trovati".

L'associazione Nuovi Mondi querelò Luttwak: "Abbiamo fatto querela perché era un fatto totalmente inventato ed era particolarmente grave perché pubblicizzato sull’onda emotiva dell’attentato di Nassirya."

In realtà oggi, dopo più di 6 anni, la verità che emerge dall'inchiesta del Fatto Quotidiano sulle carte sequestrate nel “covo del Sismi” di via Nazionale diretto da Pio Pompa svela che per le sue analisi Luttwak è stato retribuito dal Sismi diretto da Nicolò Pollari, attraverso la Apri Spa di Luciano Monti.

Luttwak ha raccontato in un’intervista a Claudio Gatti del Sole 24 ore nel novembre del 2008: "Lavoravo con Pompa per Apri e Apri lavorava per il Sismi"



Pio Pompa, in una lettera che dovrebbe risalire al settembre 2002, propone al politologo indipendente:
"a) impegno minimo di dieci giornate al mese per un importo di 5 mila euro al giorno, spese escluse, pari a complessive 50 mila euro al mese;
b) la collaborazione avrà la durata di 12 mesi, a far data dalla sottoscrizione del contratto, per un importo annuale di 600 mila euro;
c) le spese attinenti le attività da svolgere, debitamente concordate, saranno rimborsate a parte dietro presentazione della relativa documentazione".

Dalle carte sequestrate emergono prove tragicomiche.
Le email fra Pompa e Luttwak rivelano che il Ministro Frattini non era il solo a non aver mai visto gli articoli filoterroristici su Internet.
I siti chiamati in causa durante "Porta a Porta" pubblicano la loro difesa sul Web.
Pompa scrive a Luttwak: "Come promesso ti invio i contenuti dei siti web riguardanti la tua presenza a Porta a Porta"

Ma Luttwak, venuto a sapere della querela, è interessato a difendersi a sua volta e chiede la copia dei contenuti di cui ha avuto incarico di parlare, per poter dimostrare quello che ha dichiarato in tv.
Evidentemente neanche lui sa ancora che quei contenuti non esistono.
"Visto querela dai siti gradirei copie loro pagine offensive"
...
"est possibile recuperare le loro pagine aggressive prima di Nassirya?"
"Ho bisogno dei testi precedenti dei siti, cioé quando celebravano la resistenza"

In risposta ottiene un link riguardante Bin Laden che non c'entra una mazza.

La collaborazione di Luttwak rientra in quell'ottica di disarticolazione dell'opposizione e di soffocamento del dissenso messa in atto da una attenta e capillare opera di disinformazione.
Le comparsate di Luttwak in trasmissioni per tutti i gusti (Porta a Porta, Annozero, Ballarò, ...) nelle vesti di illustre politologo esperto di politica internazionale, fonte affidabile bi-partisan, con quell'accento un pò così, sembrano essere l'ideale per mandare i giusti messaggi ai telespettatori indotti a prendere tutto come oro colato.

Il vero problema rimane l'informazione. Solo Il Fatto Quotidiano sta portando avanti con forza un'inchiesta giornalistica sulla scandalosa opera di Spionaggio illegale messa in atto fra il 2001 e il 2006.

Come mai nessun Telegiornale se ne occupa?
Come mai altri giornali scrivono di questo al massimo poche righe a pagina 20?

Eppure il compito non è dei più difficili: le carte sono sequestrate, disponibili e solo da leggere, capire e utilizzare, per informare.

Decine di giornalisti e magistrati risultano essere stati intercettati e in alcuni casi pedinati.. e la privacy tanto cara ai nostri politici?

Il caso Genchi ha aperto tutti i Telegiornali come "il più grande scandalo della storia della Repubblica" ed era una bufala, le intercettazioni erano legali e autorizzate, ed erano a supporto di indagini importantissime di Mafia e sui rapporti fra Stato e Mafia.

In questo caso le intercettazioni e i pedinamenti sono illegali, e i pochi che ne parlano sono definiti terroristi mediatici o fomentatori di odio.

Eppure il popolo dei telerincoglioniti se stasera vedesse Luttwak parlare dello Yemen, dei Body Scanner o di chissà cos'altro saprebbe solo dire "Alza alza, c'è quell'americano che parla bene..."

lunedì 11 gennaio 2010

Le Conseguenze dell'Amore
Il Fatto Quotidiano intervista Barbara Spinelli



Da Wikipedia:
Barbara Spinelli è una giornalista e scrittrice italiana.
Per la sua battaglia in difesa dei diritti civili le è stato assegnato l'8 marzo 2005 il premio "È giornalismo" quale vincitrice per l'anno 2004.
Nel giugno del 2005 è stata nominata Grande ufficiale da Carlo Azeglio Ciampi in occasione della Festa della Repubblica.
Ha vinto il Premio Ischia come giornalista dell'anno 2006 per l'informazione scritta.
Nel 2007 è stata insignita del Premio Internazionale Ignazio Silone per la saggistica.
Il 21 ottobre 2008 è stata insignita della Laurea Magistrale Honoris Causa in "Studi Europei" dalla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università del Piemonte Orientale.


Marco Travaglio intervista Barbara Spinelli

"Se la politica italiana fosse un film, questo inizio di 2010 lo intitolerei ‘Le conseguenze dell’amore’. Il regime c’è da tempo.
Ma ora si sta consolidando e inasprendo alla maniera classica dei totalitarismi: introducendo nella politica la categoria del sentimento per cancellare qualunque normalità democratica,qualunque ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione,fra governo e poteri di controllo e di garanzia.
Il Capo pretende di essereamato, anzi adorato e, dopo l’attentato di Piazza Duomo, giocasui sentimentidei citta- dini perricattarli: ‘Chi non è con me è contro di me. Chi non mi adora mi odia’”. Barbara Spinelli non si è mai sottratta alle regole ferree del dizionario: ha sempre chiamato “regime” il berlusconismo.
Ma ora vede un’altra svolta, una cesura estrema, un salto in avanti verso il baratro.

Qual è precisamente questa svolta di regime nel regime?
Nella testa di Berlusconi l’attentato di Piazza Duomo ha creato un prima e un dopo. Dopo, cioè oggi,nulla può più essere comeprima. Si sente in guerra, anche se combatte da solo. E con il dualismo amore-odio crea una situazione militare: l’immagine del suo volto sfregiato e insanguinato, riproposta continuamente in tv e sui giornali, è per lui l’equivalente dell’attentato alle due Torri per Bush. Stessa valenza, stessa ossessività, stesso scopo ricattatorio. Con la differenza che, dietro l’11 settembre, c’era davvero il terrorismo internazionale. Dietro l’attentato a Berlusconi c’è solo una mente malata e isolata.

Qual è la conseguenza politica?
L’attentato al premier ha ancor di più narcotizzato la stampa italiana, che ha rapidamente interiorizzato il ricatto dell’amore e dell’odio. E il Pd dietro. Viene bollata come espressione di odio da neutralizzare, espellere, silenziare qualunque voce di opposizione intransigente. Cioè di opposizione. Tutti quei discorsi sul dovere del Pd di isolare DiPietro. A leggere certi quotidiani, ci si fa l’idea che il vero guaio dell’Italia degli ultimi 15 anni non sia stato l’ascesa del berlusconismo, ma quella dell’antiberlusconismo. Quanti editoriali intimano ogni giorno all’opposizione di non odiare, cioè indefinitiva di non opporsi! Come se l’azione isolata di un imbecille potesse e dovesse condizionare l’opposizione. Un ricatto che si riverbera anche sugli articoli di cronaca.

A che cosa si riferisce?
Alla strana indifferenza con cui si raccontano alcune scelte mostruose, eversive della maggioranza che inasprisce il suo regime senza più critiche né opposizione. Penso alle tre o quattro leggi ad personam fabbricate in queste ore nella residenza privata del premier. Penso all’orribile apposizione del segreto di Stato sugli spionaggi illegali scoperti dalla magistratura in un ufficio del Sismi e nell’apparato di sicurezza Telecom. A salvare con gli omissis di Stato gli spioni accusati di avere schedato oppositori,giornalisti e magistrati sono gli stessi che un anno fa creavano il mostro Genchi, dipingendolo come una minaccia per la democrazia, trasformando il suo presunto ‘archivio’ in una centrale eversiva.

E Genchi operava legalmente per procure e tribunali, al contrario delle barbe finte della Telecom e del Sismi.
Appunto, ma nella smemoratezza generale, facilitata dalla narcosi della stampa (per non parlare della tv), nessuno ricorda più nulla. Nessuno è chiamato a un minimo di coerenza, né di decenza. I sedicenti cultori della privacy che strillano a ogni legittima intercettazione giudiziaria tentano di controllare addiritturail cervello e i sentimenti del comune cittadino col ricatto dell’‘odio’. Fanno scandalo le intercettazioni legali, mentre lo spionaggio illegale viene coperto dal governo. Così il segreto di Stato diventa un lascia passare preventivo a chiunque volesse tornarea spiare oppositori, giornalisti e magistrati. ‘Fatelo ancora, noi vi copriremo’, è il messaggio del regime. ‘Le operazioni illegali diventano legali se le facciamo noi’: un avvertimento per quel poco che resta di opposizione e informazione libera. E il Pd e i giornali ‘indipendenti’non dicono una parola, soggiogati dalla sindrome di Stoccolma.

Che dovrebbe fare, in questo quadro, l’opposizione?
Vediamo intanto che cosa dobbiamo fare noi con l’opposizione: smettere di chiamarla opposizione. Diciamo ‘quelli che non governano’. Gli daremo la patente di oppositori quando ci diranno chiaramente che cosa intendono fare per contrastare il regime e cominceranno seriamente a farlo. Se è vero che Luciano Violante segnala addirittura al governo le procure da far ispezionare, se Enrico Letta difende il diritto del premier a difendersi ‘dai’processi, se altri del Pd presentano disegni di legge per regalare l’immunità-impunità a lui e ai suoi amici, chiamarli oppositori è un favore. Li aspetto al varco: voglio sapere chi sono e cosa fanno.

Ellekappa li chiama “diversamente concordi”.
Appunto. Non si sono nemmeno accorti dello spartiacque segnato dall’attentato nella testa di Berlusconi, fra il prima e il dopo. Non hanno neppure colto la portata ricattatoria dell’ultimatum del premier perché le nuove leggi ad personam vengano approvate entro febbraio, altrimenti ‘le conseguenze politiche nonsaranno indolori’. Nessuno ha nulla da dire contro questo linguaggio da mafioso ai vertici dello Stato? Perché nessuno fa dieci domande su quella frase agghiacciante? E’il Partito dell’Amore che si esprime così?

Che dovrebbe fare l’opposizione per essere tale?
Rendersi graniticamente inaccessibile a qualsiasi compromesso sulle leggi ad personam. Evitare di reagire di volta in volta sui piccoli dettagli, ma alzare lo sguardo al panorama d’insieme e dire chiaro e forte che siamo di fronte a una nuova svolta, a un inasprimento del regime. E respingere pubblicamente, una volta per tutte, questo discorso osceno sull’amore-odio .

Tabucchi invita le opposizioni a coinvolgere l’Europa con una denuncia che chiami in causa le istituzioni comunitarie.
Sull’Europa non mi farei soverchie illusioni: basta ricordare i baci e abbracci a Berlusconi negli ultimi vertici del Ppe. Io comincerei a dire che con questo tipo di governo non ci si siede a nessun tavolo, non si partecipa ad alcuna ’convenzione’, non si dialoga e non si collabora a cambiare nemmeno una virgola della Costituzione. Oddio, se vogliono ridurre i deputati da 630 a 500 o ritoccare i regolamenti, facciano pure: ma non è questo che interessa a Berlusconi. Come si fa a negoziare sulla seconda parte della Costituzione con chi, vedi Brunetta, disprezza anche la prima, cioè i princìpi fondamentali della nostra democrazia? Anziché dialogare con Berlusconi, quelli del Pd farebbero meglio a guardare a Fini, provando a fare finalmente politica e lavorando sulle divisioni nella destra, invece di inseguire, prigionieri stregati e consenzienti, il pifferaio magico. Spesso in questi mesi Fini s’è mostrato molto più avanti del Pd, che l’ha lasciato solo e costretto ad arretrare.

Perché, con la maggioranza che ha, il Cavaliere cerca il dialogo col Pd?
Anzitutto per un’irrefrenabile pulsione totalitaria: lui vorrebbe parlare da solo a nome di tutto il popolo italiano, ecco perché l’opposizione dovrebbe dirgli chiaramente che più della metà degli italiani non ci sta. E poi c’è una necessità spicciola: senza i due terzi del Parlamento, le controriforme costituzionali dovrebbero passare dalle forche caudine del referendum confermativo: e l’impunità delle alte cariche o della casta, per non parlare del “lodo ad vitam”di cui parlano i giornali,non hanno alcuna speranza di passare. Dunque è proprio sulla difesa della Costituzione e sul no a qualunque immunità che il Pd dovrebbe parlar chiaro. Invece è proprio lì che sta cedendo.

L’ha soddisfatta il discorso di Napolitano a Capodanno?
Mi ha impressionato più per quel che non ha detto, che per quelche ha detto.Mi aspettavo che, onorando i servitori dello Stato che rischiano la vita, non citasse solo i soldati in missione, ma anche i magistrati che corrono gli stessi rischi anche a causa del clima, questo sì di odio, seminato dalla maggioranza. Invece s’è dimenticato dei magistrati persino quando ha elencato i poteri dello Stato, come se quello giudiziario non esistesse più.

Perché, secondo lei, tutte queste dimenticanze?
È una lunga storia... Chi è stato comunista a quei livelli non ha mai interiorizzato a sufficienza i valori della legalità, della giustizia, dei diritti umani.Quando poi i comunisti italiani, caduto il Muro, hanno cambiato nome, sono diventati socialisti, e all’italiana: cioè perlopiù craxiani. Mentre la cultura socialista europea ha sempre difeso la legalità e la giustizia, il socialismo italiano degli anni’80 e ‘90 era quello che purtroppo conosciamo. E chi, da comunista, è diventato craxiano oggi non può avvertire fino in fondo la violenza di quanto sta facendo il regime.

Ora si apprestano a celebrare il decennale di Craxi.
Mi auguro che il presidente della Repubblica non si abbandoni a festeggiamenti eccessivi. E non ceda alla tentazione di associarsi a questa deriva generale di revisionismo e di obnubilazione della realtà storica sulla figura di Craxi. Anche perché la riabilitazione di Craxi non è fine a se stessa: serve a svuotare politicamente e mediaticamente i processi a Berlusconi e a tutti i pezzi di classe dirigente compromessi con il malaffare. Riabilitano un defunto per riabilitare i vivi. Cioè se stessi.

sabato 9 gennaio 2010

Cavoli a merenda per disinformare
Cercasi pagliuzza disperatamente

Marco Travaglio Wanted"Condanna confermata, pena scontata. Rispetto agli otto mesi e 100 euro di multa rifilati in primo grado al giornalista Marco Travaglio (querelato da Cesare Previti), al processo d’appello celebrato ieri a Roma l’«ospite» fisso di Annozero si è visto ridurre la pena a soli mille euro di multa. La terza sezione penale presieduta dal giudice Maisto ha dunque parzialmente riformato la sentenza con una forte rideterminazione della pena, ridotta a multa (che è pur sempre una condanna e presuppone l’accertamento del reato di diffamazione a mezzo stampa). Per Travaglio resta la condanna, anche se l’interessato nel dare notizia alle agenzie di stampa parla di «annullamento» del verdetto di primo grado. Resta pure il risarcimento di 20mila euro dovuto a Previti."

"E resta la diffamazione, perché «la notizia - come scrisse nelle motivazioni il giudice di primo grado Roberta Di Gioia - così come riportata non risponde a verità»."

In pratica la sentenza è nuova e le motivazioni vecchie? Peccato che non funzioni proprio così. Le motivazioni della sentenza d'Appello devono ancora essere depositate, quindi dire "resta la diffamazione" riportando le motivazioni di Primo Grado è un pò una forzatura.

"Lo «sconto» in Corte d’appello per Travaglio arriva a poche ore dalle considerazioni, non certo benevole, dello stesso Travaglio, sugli «scontifici» delle Corti d’appello. Nel corso della trasmissione sui Rai2, subentrando a Santoro che a proposito della bomba di Reggio Calabria ipotizzava una rottura degli equilibri dovuti all’arrivo del nuovo procuratore e alla riorganizzazione degli uffici, Travaglio osservava: «Le Corti d’appello molto spesso sono degli scontifici rispetto ai primi gradi (Santoro annuisce), evidentemente questo procuratore generale carica un po’ più di prima i pg e quindi chiedono pene più alte o conferme alle pene di primo grado». Nemmeno 24 ore dopo a beneficiare dello «scontificio» d’appello è stato proprio lui."

E quindi??? Gli sconti di pena sono sempre legittimi e giustificati? Travaglio ha avuto uno sconto di pena quindi anche i boss mafiosi devono averlo? Così, a tavolino?
La consuetudine ormai consolidata dei media di trasmettere l'idea della giustizia come un mercato è decisamente deprorevole.

Le parole di Travaglio sono riportate in modo totalmente distaccato dal contesto della discussione.
Nel suo intervento ad Annozero Marco Travaglio si riferiva ad un dato di fatto: le sentenze di Appello per i boss mafiosi dell'ndrangheta spesso riducono di molto le pene per gli imputati rispetto al Primo Grado. Sicuramente in modo del tutto legittimo, non ci sono ad oggi elementi per sostenere il contrario, ma l'attentato alla Procura Generale di Reggio Calabria diviene per questo facilmente ricollegabile con la decisione di sostituire il Procuratore Generale. Qui il tema è la mafia.

Marco Travaglio è stato accusato di aver colpevolmente manipolato dichiarazioni del colonnello dei Carabinieri Michele Riccio che coinvolgono l'avvocato Cesare Previti.
In un articolo pubblicato su l'Espresso il 3 ottobre 2002 Travaglio riassume i verbali delle dichiarazioni. Cesare Previti ha ritenuto il riassunto lesivo della sua immagine.
Ne è conseguito un processo per diffamazione. Qui il tema è l'informazione.

Se l'intento vuole essere quello di informare non si dovrebbe mettere sullo stesso piano il sospetto (pur non provato) di favoreggiamento alle attività mafiose con l'evoluzione di un procedimento che non c'entra nulla e ha ben altro peso.
"La legge è uguale per tutti" vorrebbe essere un concetto più profondo.

Breve promemoria:
Cesare Previti è stato condannato il 4 maggio 2006 per Corruzione a 6 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La reclusione è stata però di pochi giorni, poichè Previti può beneficiare della legge ex-Cirielli, approvata quando era ancora parlamentare (!!!), che dispone la detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni.
(Dispositivo della Sentenza)
(Dispositivo della Sentenza Imi-Sir)
L'Ordine degli Avvocati ha inoltre chiesto la radiazione di Cesare Previti dal proprio albo professionale.

La Replica di Marco Tavaglio:
"Purtroppo per il mio occhiuto censore, che ha trascorso le vacanze natalizie a strologare su inesistenti tagli all’intervista integrale a Paolo Borsellino distribuita con Il Fatto quotidiano, la sentenza di primo grado della giudice Roberta Di Gioia, quella in cui venivo condannato a 8 mesi di carcere più un paio di multe e ammende per avere nientemeno che diffamato Previti in un articolo del 2001 sull’Espresso, è stata appena devastata dalla Corte d’appello, che elimina la pena detentiva e lascia una multina di 1000 euro. Ora aspetto la motivazione e mi auguro che venga scritta da un giudice che abbia la più pallida idea di che cos’è un articolo di giornale: penso sia utile parlarne qui, visto che chi mette in dubbio la mia buona fede non ha mai fatto il giornalista in vita sua e non ha la più pallida idea di che cosa significhi fare il giornalista.
In quell’articolo riassumevo in un paio di paginette dell’Espresso alcune centinaia di pagine di verbali. Il pezzo fu poi tagliato in redazione perché lo spazio inizialmente assegnatomi era stato ridotto. Non potendo riportare integralmente il verbale del colonnello Riccio sulle riunioni tenute nello studio Taormina (nel quale compariva regolarmente e inspiegabilmente Previti), dovetti necessariamente sintetizzarne il contenuto. La sintesi non è piaciuta a Previti, che s’è ritenuto diffamato. Tesi soggettiva, ma legittima quanto la mia, che ritengo di non aver diffamato nessuno riportando un fatto vero, e cioè che Previti era presente due volte nello studio Taormina quando vi si tenevano certe riunioni. La giudice Di Gioia ha dato ragione a Previti, tesi anche la sua soggettiva ma legittima, ritenendo che quel che avevo scritto fosse talmente grave da meritare una pena detentiva di 8 mesi, roba da omicidio colposo. La Corte d’appello è stata di diverso parere, tesi soggettiva ma legittima.

Tutto questo per dire che il nostro mestiere è piuttosto rischioso, e fra i rischi del mestiere contempla le condanne per diffamazione, in assenza di una legge chiara che contempli la rettifica come esimente del reato di diffamazione (se Previti, anziché querelare, avesse mandato una lettera di rettifica, ovviamente l’avremmo pubblicata sull’Espresso). Tutto questo per dire che il fatto che io non abbia mai riportato, in 26 anni di carriera nei quali ho scritto circa 20 mila articoli e una trentina di libri e ho subìto oltre 200 denunce penali e civili, nessuna condanna penale definitiva per diffamazione, è non solo la prova che ho sempre cercato di verificare l’esattezza delle notizie, ma anche di una notevole fortuna: può sempre capitare che i giudici non capiscano, o capiscano male, o che interpretino soggettivamente un articolo in maniera distorta, salvi naturalmente i casi in cui il giornalista sbaglia, il che capita e di frequente. Io quando ho sbagliato l’ho sempre fatto in buona fede e, appena me ne sono accorto, ho rettificato prim’ancora che qualcuno mi chiedesse di farlo. Per questo mi incazzo, come ho fatto in questi giorni, quando qualcuno mi dà del manipolatore. Per la semplice ragione che so di non esserlo. Non ho mai replicato alle critiche, nemmeno alle più aspre e insultanti, che costellano i commenti di questo blog (voglioscendere.it, nda). Replico invece a chi mette in dubbio la mia onestà intellettuale e la mia buona fede, che sono l’unico patrimonio di cui dispongo. "

venerdì 1 gennaio 2010

2009, Pretend to have been on holiday
Fatti e parole da (non) dimenticare



Chi ha detto cosa:
Fonte l'espresso

Strategie militari «Per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna».
Silvio Berlusconi, 25 gennaio 2009

Fuori le cerbottane! «A questo punto bisogna fare la guerra!».
Umberto Bossi dopo la bocciatura del Lodo Alfano, 8 ottobre 2009

Il premier ginecologo «Eluana Englaro potrebbe avere un figlio».
Silvio Berlusconi, 6 febbraio 2009

I ministri invece sì? «Non si possono mandare in giro i poliziotti panzoni.»
Renato Brunetta, 28 maggio 2009

Contatti istituzionali «Posso palpare un po' la signora?»
Silvio Berlusconi all'assessore Lia Beltrami , 25 aprile 2009

Principe dei fori «Berlusconi non ha mai pagato le escort, lui era solo l'utilizzatore finale».
Niccolo Ghedini, 17 giugno 2009

Aperture al dialogo «In Italia la sinistra è un'élite di merda, che vada a morire ammazzata.» Renato Brunetta, 18 settembre 2009

Me l'ha assicurato Bondi «Sono di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia».
Silvio Berlusconi, 11 settembre 2009

Questa invece l'ho sentita al Bagaglino «Mi pare che Rosy Bindi sia più bella che intelligente!». Silvio Berlusconi, 8 ottobre 2009

Master in storia delle religioni «Maometto era un pedofilo».
Daniela Santanchè, 9 novembre 2009

Anche noi che lui lo sia «Mi vergono di essere italiano»
Fabrizio Corona dopo la condanna, 10 dicembre 2009

Viaggi avventura «Prendetela come una vacanza!».
Silvio Berlusconi ai terremotati dell'Abruzzo, 7 aprile 2009

Lo dicono i sondaggi «E' stato un grande successo per il sistema Paese, ci sono 250 paesi collegati in diretta in tutto il mondo».
Michela Brambilla alla prima della Scala, attribuendo al pianeta una quarantina di nazioni più di quelle esistenti, 7 dicembre 2009.

Black Bloc Pierferdy «Il clima di odio suscitato da Bersani, Di Pietro e Casini ha determinato il gravissimo episodio di violenza contro il presidente Berlusconi. Essi ne sono pertanto, indubbiamente, i responsabili morali.»
Filippo Berselli, presidente della commissione giustizia del Senato, 14 dicembre 2009.

La Birmania sì che sa accogliere i visitatori «Subiamo un grave danno al turismo per manifestazioni come il No-B Day».
Michela Brambilla, ministro del turismo, 8 dicembre 2009

Coppole viola «Il No-B day? In piazza c'erano 200 mila amici di Spatuzza».
Vittorio Feltri, Il Giornale, 6 dicembre 2009

Bicamerale Tartaglia «L'aggressione a Berlusconi è il segno che è davvero il tempo di cambiare la Costituzione».
Don Luigi Verzè, 14 dicembre 2009


Un pò di ottimismo...


Un sorriso... Pretend to be on holiday !


Auguri !!!

Grazie all'utente YouTube TheGianluca per i video.